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Praga è sul mare

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(2 recensioni dei clienti)

di Mario Guadalupi

Genere: narrativa
Data uscita: 22/09/2014
Editore: MReditori
Pagine: 360
Formato: brossura
Lingua: Italiano
ISBN 978-88-99008-11-6
EAN 9788899008116

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Categoria:

Descrizione

In questo libro l’universo saffico si equivale all’andare delle relazioni etero. Una relazione tra donne può naufragare come tutte le altre, a scapito della forza, dell’intelligenza e della caparbietà tipica del nostro sesso. Ho sentito Ambra in frammenti, ho percepito la sua ostinazione a perseguire un amore insoddisfacente, l’insaziabilità della sua solitudine. Bello quando l’autore dice “la prima azione dell’amore è la prigione”. Giusto. L’amore ci imprigiona, ci tortura e a volte ci ripaga sicché la gabbia ha delle grate più ampie. Ma quando l’altro ci abbandona e il sogno muore tutto perde la sua consistenza. E la gabbia diventa una cella di isolamento dove non passa che un flebile filo di luce. La protagonista soffre al punto di violentare se stessa con la sua ostinazione. Sono delle esili figure ben strutturate.

2 recensioni per Praga è sul mare

  1. admin

    Da una parte il desiderio, l’amore, la spinta che fa desiderare la vita, e dall’altra l’ l’incapacità,tutta umana, di relazionarsi con l’altro, unico essere attraverso cui poter materializzare il proprio desiderio di vita. Tra le pagine del libro, nella storia di una vita insieme, si dipanano tutte le difficoltà ad essere se stessi di fronte a sè , all’altro, all’ amato. È come se si dovesse in primo luogo fare i conti con l’impossibilità di amare, per imparare ad amare, che passa, inesorabilmente, dal dover fare i conti con le parti piu profonde di sè , quelle spesso non volute guardare, riposte nell’angolo più lontano di sé, perché scomode. Nella relazione queste parti tornano, inesorabilmente, in superficie, e l’altro, senza volerlo, diventa l’oggetto d’amore su cui sono proiettate. Inconsapevolmente si è vittima, o carnefice, entrambe le parti esercitano con l’altro il ruolo che serve per sanare conflitti interiori mai sanati. La vittima e il carnefice esercitano vicendevolmente il proprio potere sull’altro. È amore. Amore malato, ma amore, perché chi lo sta provando e vivendo non è consapevole di questa ” malattia”. Chi si sta amando si sta amando e basta. È spesso sulle pagine di cronaca, l’epilogo cui può portare questo tipo d’amore. Meno spesso si parla di come si può andare oltre a questi meccanismi, provare a vedere l’altro come soggetto e amarlo per ciò che è davvero, forse perché si può fare soltanto da una certa distanza temporale, dopo essere passati assieme all’ amato attraverso tutte le fasi di rispecchiamento, senza perdersi nè perdere l’ altro, durante il tragitto, faticoso, di una vita insieme. E oggi troppo spesso si preferisce non fare questa fatica. Abbandonare prima.
    Non hanno abbandonato, le protagoniste di questa storia d’amore lunga tutta una vita vissuta insieme, ed è ininfluente che siano due donne. I meccanismi dell’amore non hanno sesso, appartengono all’essere umano. Nel momento in cui ciascuna ha potuto essere con l’altra il ruolo che la loro relazione d’ amore voleva si mettesse in scena, e alla fine, ad una distanza spazio temporale imposta dalla casualità della vita, hanno potuto rivelarsi di aver capito chi fosse davvero l’altra, ammettendo anche con sincerità di non aver capito ( si è sempre alla fine in parte inconoscibili), in quel momento si è materializzato il senso della parola Amore. L’ Amore si è reso evidente, vivibile. L’altro, da oggetto d’amore, è divenuto un Soggetto d’Amore. Non importa nemmeno che la forma che assume a questo punto l’ amore nel libro, non sia più materialmente vivibile. L’ amore permane nel tempo, eternamente, nella figura dell’amato, soggetto d’amore, anche nel tempi dell’assenza. Quando riusciamo ad accogliere e riconoscere l’altro, è perché abbiamo già accolto e riconosciuto noi stessi. Ci vuole una vita intera a volte, come le due protagoniste. Ma alla fine si è insieme, uno di fronte all’ altro, i propri corpi nel riflesso dello specchio, amanti nudi e spogliati, senza difese, nella verità di ciò che è stato, di cui ci si può riappropriare, per continuare ad amare. Non più amore malato. Amore guarito.
    Praga è sul mare.

    di Federica Santoro

  2. admin

    Caro Mario, mi piacerebbe incontrarti e spero che possa accadere presto. Ovviamente non sarò a Milano venerdì prossimo ma sono certo che l’evento sarà un successo. Ho letto il tuo libro due volte. Mi avevi detto … si legge in tre ore, magari in treno. Beh, può darsi ma dipende da chi lo legge e da quanto si vogliono approfondire i messaggi nascosti tra le righe e nelle parole. Il libro fa sentire colti gli ignoranti e ignoranti i colti. I primi si riconoscono nei luoghi, nei locali, sono attratti dal lato torbido della vicenda, i secondi cercano con difficoltà di indagare sul viaggio metafisico che in effetti è la vera trama del romanzo. E’ un fiume nascosto, wad al luben, Semplicemente Guadalupe, che scorre dall’inizio alla fine e non finisce mai. E’ una bellissima storia d’amore dove l’omosessualità è solo contingente, non è il contenuto ma il veicolo che lo trasporta. L’analisi introspettiva dei personaggi evoca anche il concetto di doppelgager, di noi e del contrario di noi, dell’ancestrale spinta verso la conoscenza e del desiderio di rifiutare la realtà. Il finale in particolar modo è pervaso da un sottile senso di autolesionismo nietzschiano. Venezia è immanente, la sua nebbia e il suo odore sono ovunque. Non a caso è il luogo dell’inizio e della fine del romanzo. Il capitolo l’isola di San Michele mi richiama una lirica, poco nota, che era il pezzo forte di Tito Gobbi: visione veneziana. Si, il tuo libro è baritonale, non esce dalla gola ma dal profondo del cuore.

    Mario Gorga

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