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Il mito e l’eterna ricerca della conoscenza

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Disponibile

di Daniela Porcelli

Genere: poesia
Data uscita: Febbraio 2015
Editore: MReditori
Pagine: 19
Formato: brossura
Lingua: Italiano
ISBN 978-88-99008-23-9
EAN 9788899008239

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Descrizione

La figura di Ulisse, l’eroe decantato da Omero, da Dante Alighieri nell’Inferno e precisamente nel canto XXVI, nonché da Cristoforo Colombo nel suo Diario di Bordo, rappresenta il simbolo dell’inquietudine filosofica e morale dell’uomo contemporaneo.

Un uomo teso alla ricerca della verità, non sempre conscio della limitatezza umana, che ha però intrinsecamente una vocazione all’infinito.

“Narrami, o Musa dell’eroe multiforme che tanto vagò, dopo che distrusse la rocca sacra di Troia : di molti uomini vide la città e conobbe i pensieri, molti dolori patì sul mare nell’animo suo, per acquistare a sé la vita ed il ritorno ai compagni”.

Così si apre il primo libro di quella mirabile opera rappresentata dall’Odissea di Omero.

Ulisse, l’eroe ingegnoso e multiforme in cui sembrano convergere in perfetta simbiosi, tutte le virtù dell’eroe aristocratico.

Nessuno lo superò per forza e coraggio, eccezion fatta per Achille nessun’altro per astuzia e per intelligenza strategica.

Il suo viaggiare però non può conoscere soste, la sua bramosia di verità e di conoscenza non ha confini.

Tutto ciò rivela il grande uomo, ma anche la fragilità dell’eroe.

Tornato ad Itaca sotto le mentite spoglie di un mendicante si rivolge al figlio Telemaco, per organizzare la vendetta di coloro cioè i Proci che da Antilocoo in poi avrebbero voluto usurpargli il trono e impossessarsi della sua amata regina Penelope.

Dopo aver liberato la sua terra dalla tirannia dei suoi nemici Proci inizia il racconto di Ulisse.

“Mi risvegliai dopo un lungo e profondo sonno, rinfrancato nella mente e nelle membra, certo della promessa che mio figlio Telemaco che avevo lasciato nella culla ed era diventato uomo, nonché il fedele Eumeo avrebbero vegliato su di me.”

Mi alzai, lasciando quel letto che avevo costruito con le mie mani su un’ antico e nodoso albero d’ulivo che cresceva nel mio cortile, attorno al quale avevo edificato la mia reggia.

Distesi i muscoli del mio corpo sotto il portico da cui si godeva una vista magnifica.

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